ALESSANDRO MINATO

 


Data e luogo di nascita: Castelfranco Veneto, 13 febbraio 1983

Il mio ricordo più lontano è di quando da piccolo giocando in riva al fosso vi caddi dentro, più che un ricordo fu un trauma; così ho deciso di iniziare questa breve biografia.

Sono cresciuto in mezzo ai campi, per la precisione "i Prai", giocando tra cani, gatti, maiali, galline, vacche, vitelli, anatre, oche, rane, fossi, e ortiche...odiose ortiche. Di me dicono che nell'infanzia sono stato una specie di demone per Dino e Gabriella, sempre con le ginocchia insanguinate e mai stanco di correre ovunque. "...se andavo da qualche parte, io ci andavo correndo!" una citazione che nel mio caso casca perfettamente; solo il fosso mi fermava, alché fradicio facevo ritorno a casa. Solo le suore dell'asilo in parte riuscivano a bloccarmi, più di una volta dopo averne combinata una delle mie finivo legato alla sedia. Probabilmente iniziarono lì le mie "incomprensioni" col clero.

Il secondo incontro più importante della mia vita, dopo il fosso, fu con il pallone, lì riuscivo a sfogare tutto il mio fermento che indirettamente finiva sempre per distruggere qualche campana di fiori. Le rose di mia mamma però, in sue vece, immancabilmente punivano ogni mio tiro sbagliato.
A scuola le cose funzionavano bene e mi diplomai senza particolari problemi. Dopo la maturità le scelte erano due, partire per il servizio militare o andare all'università, nel dubbio iniziai a lavorare come elettricista. Non sazio di quello che facevo nel giro di un paio di mesi presi la decisione di iscrivermi ad ingegneria a Padova senza esserne particolarmente convinto. Infatti consideravo questo un salto troppo grande per me, ma non avevo paura e mi buttai in questa avventura.
Fu questo un periodo estremamente ricco di esperienze, ingegneria mi ha insegnato due cose fondamentali: dai voti non si giudicano le persone e un ingegnere che si rispetti deve saper giocare a carte. Nel mentre iniziai anche a suonare il basso elettrico, prima da solo e poi con un gruppo fantastico di altre 4 persone che come me condividevano la passione per il Blues. I "Seven Keys", questo il nome dalla band, sono stati per cinque anni straordinari la migliore colonna sonora della mia vita.

Nel 2008 arrivai alla laurea, bella soddisfazione per un bambino che saltava i fossi con scarso successo. Che fare ora? La risposta per me era chiara, iniziare a viaggiare alla ricerca di quei luoghi di cui avevo solo letto nei libri, soprattutto libri di storia da quella antica alla contemporanea e nei film.
E qui arriva Ostrega, che propone ad una squadra di persone intraprendenti di stare "on the road" per settimane alla scoperta del Sud America toccando le città dove sono maggiori le comunità di italo-americani, in gran parte di origini venete ma non solo.
I temi principali saranno spirito di adattamento e condivisione di un'esperienza di squadra impagabile.

Io ci sto!

Sepulveda scrisse:

"Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso."