MANIFESTO DEI PARTECIPANTI:

 

Nella nostra epoca arrivare in qualsiasi luogo è divenuta una questione di istanti. Viviamo in un mondo che mette in scena la storia, le culture, i luoghi, che ne fa uno spettacolo e, in questo senso, derealizza la realtà.
Il nostro viaggio è la volontà di percorrere lo spazio nella sua completezza. Possiamo parlare di un viaggio "reale" di un viaggio "consapevole" in cui gli eventi si manifesteranno autentici.

...si susseguiranno gli stati, i chilometri, e, se decidessimo di contarli, anche i centimetri....
 
Intendiamoci bene, viaggiare, sì, bisogna viaggiare, bisognerebbe viaggiare. Ma soprattutto non fare del turismo. Le agenzie che hanno suddiviso la terra in percorsi, in soggiorni, in club accuratamente preservati da ogni prossimità sociale indesiderata, che hanno trasformato la natura in "prodotto",[...] sono le prime responsabili della trasformazione del mondo in finzione, della sua derealizzazione, della conversione degli uni in spettatori e degli altri in spettacolo.
 
[...] Il viaggio impossibile è quello che non faremo mai più, quello che avrebbe potuto farci scoprire paesaggi nuovi e altri uomini, che avrebbe potuto aprirci lo spazio degli incontri. E' esistito un tempo e alcuni europei, allora, hanno senza dubbio provato fuggevolmente quel sentimento, come se oggi un segnale incontestabile ci provasse l'esistenza di esseri viventi comunicanti da qualche parte dello spazio.
 
Il mondo esiste ancora nella sua diversità. Ma questo ha poco a che vedere con il caleidoscopio illusorio del turismo. Forse uno dei nostri scopi più urgenti consiste nell'imparare di nuovo a viaggiare,[...] per imparare di nuovo a vedere.
 
 
Testi tratti da "Disneyland e altri nonluoghi", di Marc Agué, Bollati borninghieri, Torino, 1999.