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Ostrega! In Tour: La vetrina itinerante del Veneto attraverso l'Asia.

Da Venezia a Pechino, estratti del diario di viaggio:

 

01-ago-2009-Venezia (Riese Pio X),Italia-Belgrado,Serbia
02-ago-2009-Belgrado,Serbia-Istanbul,Turchia
03-ago-2009-Istanbul,Turchia
04-ago-2009-Istanbul,Turchia-Sivas,Turchia
05-ago-2009-Sivas,Turchia-Do?ubayazit,Turchia
06-ago-2009-Do?ubayazit,Turchia-Tabriz,Iran
07-ago-2009-Tabriz.Iran-Teheran,Iran
08-ago-2009-Teheran,Iran
09--ago-2009-Teheran,Iran-Mashhad,Iran
10-ago-2009-Mashhad,Iran-Mary,Turkmenistan
11-ago-2009-Mary,Turkmenistan-Bukhara,Uzbekistan
12-ago-2009-Bukhara,Uzbekistan-Samarcanda,Uzbekistan
13-ago-2009-Samarcanda,Uzbekistan 
14-ago-2009-Samarcanda,Uzbekistan-Taraz,Kazakhstan
15-ago-2009-Taraz,Kazakhstan-Almaty,Kazakhstan
16-ago-2009-Almaty,Kazakhstan-Zharkent,Kazakhstan
17-ago-2009-Zharkent,Kazakhstan-Yining,Cina
18-ago-2009-Yining,Cina 
19-ago-2009-Yining,Cina-Urumqi,Cina
20-ago-2009-UrumqiCina-DunhuangCina
21-ago-2009-Dunhuang,Cina-Jiayuguan,Cina
22-ago-2009-Jiayuguan,Cina-Lanzhou,Cina
23-ago-2009-Lanzhou,Cina-Xi'an,Cina
24-ago-2009-Xi'an,Cina 
25-ago-2009-Xi'an,Cina-Luoyang,Cina
26-ago-2009-Luoyang,Cina-Pechino,Cina
27-ago-2009-Pechino,Cina
28-30ago-2009-Pechino,Cina

31ago-2009-Pechino,Cina-Venezia (aeroporto M.Polo)

 


E finalmente si parte! Dopo un anno e mezzo di preparativi, fatiche, burocrazie e sudori freddi, l’Ostrega!-bus è dunque pronto per partire per quello che sarà il più lungo viaggio finora effettuato da un bus italiano, nonché il primo bus italiano ad entrare in terra cinese.

Alla mezzanotte del 1 agosto, i ragazzi dell’associazione culturale Ostrega! partono da Riese Pio X salutati da parenti, amici, autorità e curiosi. Prima destinazione Belgrado. Purtroppo la giornata è caratterizzata dall’intenso traffico di automobilisti turchi che tornano a casa per le vacanze estive. Belgrado viene raggiunta solo al tramonto. La cena, a bordo di un battello navigante sul Danubio, ripaga la stanchezza del primo giorno.

 

Il giorno successivo si parte all’alba, ci sono due frontiere da attraversare, Bulgaria e Turchia, e quasi 1000 km da percorrere per giungere ad Istanbul. La frontiera bulgara viene passata con una certa celerità, la frontiera turca, raggiunta alla sera, nasconde difficoltà impreviste, non per ultima la massiccia affluenza di mezzi. Ad ogni modo, a mancanza di un visto dell’autista viene risolta nel locale ufficio di polizia, mentre il problema principale è costituito dall’anno d’immatricolazione del bus (1981), non contemplato dal sistema gestionale della polizia di frontiera. Dopo ore d’insistenza, l’autobus viene registrato con l’anno 1989 e viene finalmente fatto passare. Si giunge ad Istanbul all’alba.

La maggior parte dei ragazzi si concede poche ore di sonno e si butta a capofitto nella città: Topkapi, Moschea Blu, Hagia Sophia, Gran Bazaar, Bosforo, Torre di Galata, la zona del porto sono solo alcune delle infinite bellezze che la città offre. Verso sera l’associazione svolge la prima delle 5 presentazioni organizzate nel corso del tragitto per presentare il progetto, la Regione Veneto e le sue peculiarità, nonché i partner del progetto ad autorità, imprenditori e stampa.

 

Il bus riparte per Sivas: la giornata è caratterizzata da alcuni momenti di tensione vissuti nei pressi di Ankara per la foratura di un pneumatico anteriore. Solo la bravura di uno dei due autisti riesce a mantenere in carreggiata il bus, in un tratto fiancheggiato da un baratro. In serata la comitiva giunge nella cittadina posta al centro dell’altipiano anatolico e che conserva la splendida Madrassa Sifaiye, citata anche nel Milione di Marco Polo.

Dopo una breve visita alla città di Sivas, il bus riparte alla volta di Do?ubayazit, ultimo centro turco prima del confine con l’Iran. Il paesaggio alle spalle della cittadina è dominato dalla mole del Monte Ararat, biblico approdo dell’Arca di Noè, che segna il confine tra Armenia, Turchia e Iran.

 

Con una partenza antelucana, il bus giunge al confine turco-iraniano prima dell’apertura della frontiera stessa, caratterizzata da una doppia cancellata in ferro. Dopo 7 lunghe e spossanti ore, il bus viene finalmente rimesso in marcia: siamo in Iran, prima tappa, Tabriz. La città è in festa: si celebra infatti la nascita del Dodicesimo Imam, importante festività islamica. Caroselli di auto per le strade, persone riversate in strada, luci colorate e l’allegria della persone ci danno un’immagine molto diversa da quella che ci si aspettava.

 

La tappa da Tabriz a Teheran rappresenta una tappa “facile”, dal chilometraggio limitato e senza frontiere da attraversare. Il paesaggio è di una bellezza mozzafiato. La strada è punteggiata di moderni caravanserragli per i viaggiatori. Alcuni elementi ordinari, quasi banali si ripetono lungo il tragitto: asini, cocomeri, lo stupore della gente al passaggio del nostro bus.

Nel pomeriggio si giunge nella megalopoli iraniana, oltre dieci milioni di abitanti. In serata si cerca un po’ di ristoro dalla calura opprimente andando sui colli che cingono la città a nord: 15 km percorsi in circa 2 ore nel caos del traffico di Teheran.

 

La giornata successiva viene spesa nella visita della città, che a dire il vero non presenta monumenti particolarmente degni di nota. Durante la visita del bazar alcuni ragazzi vengono fermati dalla polizia in borghese: l’intervento della nostra guida ha permesso, però, di chiarire la questione.

Nel tardo pomeriggio, nella sede della Camera di Commercio Italo-Iraniano si svolge la seconda delle presentazioni del progetto. Un piccolo problema si profila intanto all’orizzonte: due dei ragazzi più la guida non hanno ottenuto il visto per il Turkmenistan per un errore contenuto nella lettera d’invito stilata dal ministero per il turismo turkmeno. Si dovrà risolvere il problema direttamente alla frontiera.

 

Si parte par Mashhad, città santa dell’Islamismo. Una tappa tranquilla prima dell’impegnativa giornata successiva. La serata viene spesa nella visita della città.

 

Al ritrovo all’alba successiva, sei-sette persone iniziano a manifestare i primi malesseri, febbre, diarrea, stanchezza, però bisogna andare avanti. Si arriva al confine iraniano verso l’una, ma la mancanza di un documento ci costringe a tornare verso la cittadina più vicina per scaricarlo da internet. Mentre aspettiamo, l’autista e la guida scesi a stampare il documento ci intratteniamo con dei bambini incuriositi.

Ciò però provoca anche la curiosità della locale polizia, che ci porta in caserma per chiarire la situazione: le difficoltà di comunicazioni vengono superate e la questione risolta solo con l’intervento della nostra guida. Arriviamo di nuovo alla frontiera, ma qui i due ragazzi e la guida devono far marcia indietro: alla frontiera di Sarakh non c’è la possibilità di ottenere i visti necessari. I 3 dovranno quindi far ritorno a Mashhad: solo dopo aver preso un aereo per Teheran, quindi per Istanbul, da cui poi partiranno per Tashkent, riusciranno a raggiungerci a Samarcanda con un auto a noleggio.

Anche per il bus ci sono dei problemi: per un errore di trascrizione, nei nostri permessi la frontiera di uscita dall’Iran non corrisponde alla frontiera d’ingresso del Turkmenistan.

Alla fine, riusciamo a far cambiare i permessi e a passare prima della chiusura del confine turkmeno. Prima di essere lasciati liberi di abbandonare la frontiera turkmena, dobbiamo tuttavia aspettare l’arrivo di una guida locale. Sono le 9 di sera quando riusciamo a metterci in viaggio: ormai è buio e la strada è dissestata, inoltre non c’è un solo segnale stradale in tutto il percorso! Arriviamo in hotel alle 3 di mattina, ma almeno troviamo una buona cena ad accoglierci.

 

Dopo aver attraversato il Turkmenistan ed il deserto del Karakum, eccoci finalmente in Uzbekistan, nella splendida Bukhara, città di fascino stupendo, patrimonio dell’umanità. Questa è forse la tappa più apprezzata da tutto il gruppo. Dopo Bukhara, ripartiamo per Samarcanda, la città che più di tutte incarna la Via della Seta nell’immaginario comune. La giornata viene spesa nella visita dei monumenti della città, tra cui il favoloso Registan e lo Shakh-i-Zindah, prima di sostenere la terza presentazione del progetto presso la sala del consiglio comunale di Samarcanda alla presenza delle autorità locali, della Business Men Association of Samarkand e della locale Samarkand TV.

 

L’indomani il bus riparte con destinazione Kazakhstan: le lungaggini burocratiche alla frontiera faranno sì che l’arrivo nella città di Taraz, prima nostra tappa kazaka, avvenga a notte fonda.

 

Dopo qualche ora di sonno, i ragazzi ripartono verso Almaty, la città più popolosa del Kazakhstan, capitale fino a pochi anni or sono. Ad attenderci troviamo il console onorario d’Italia ed il direttore dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, che ci organizzano un piccolo e molto gradito rinfresco di benvenuto. Il mattino seguente svolgiamo una breve visita di Almaty, città che risente ancora molto dell’influenza sovietica. Nel pomeriggio ci spingiamo fino a Zharkent, quasi al confine con la Cina, per poter raggiungere facilmente la frontiera il giorno seguente. La serata viene trascorsa in compagnia di alcuni ragazzi che partecipavano ad un matrimonio locale: ad un certo punto, però, la diffidenza ed il grado alcolico degli invitati più anziani, hanno trasformato l’empatia iniziale in una minacciosa ostilità che ci ha fatto ripiegare verso le nostre camere.

 

Il mattino seguente eccoci al confine di buon’ora: dopo averci lasciato alle spalle il Kazakhstan, siamo pronti ad affrontare lo spauracchio principale del viaggio, il confine cinese. Al nostro arrivo, ci accolgono Wang, colui che sarà la nostra guida attraverso la Cina, ed alcuni funzionari locali.

L’atmosfera diventa subito più rilassata allorché i funzionari e gli impiegati della dogana iniziano a farsi fotografare con noi: lo stupore di vedere un autobus italiano è più forte del formalismo.

Dopo un’attesa di quasi otto ore, qualche dormita, qualche partita a calcio, finalmente verso sera il bus viene lasciato passare e ci portiamo a Yining. La città appare blindata: ad ogni spiazzo, ogni crocicchio, poliziotti in tenuta antisommossa vigilano: risalgono infatti ai primi giorni di luglio gli scontri che hanno infiammato lo Xinjiang, la regione di etnia mussulmana della Cina. Viene proibito ogni tipo di registrazione, sia fotografica che video.

 

Il giorno seguente, la comitiva soggiorna in città per permettere di espletare tutte le pratiche burocratiche necessarie: ottenimento da parte degli autisti della patente cinese, targa cinese per il bus, permesso di circolazione. Il gruppo ne approfitta per rilassarsi, curiosare in giro, provare i massaggi cinesi e fare il bucato. Dopo un’estenuante giornata passata negli uffici della locale motorizzazione siamo pronti per affrontare l’ultima parte del nostro viaggio: il Paese di Mezzo.

 

La tappa successiva, Urumqi, viene raggiunta verso metà pomeriggio del giorno seguente: è una città blindata in quanto epicentro degli scontri del mese precedente. L’apparente calma cela un’atmosfera in cui la tensione è palpabile. Anche in questa città è fatto divieto di registrare o fotografare.

Salutata Urumqi, il bus si dirige verso Dunhuang, cittadina famosa per le grotte di Mogao, sito di eccezionale valore artistico e culturale: Jiayuguan è la tappa successiva: questa città rappresenta l’avamposto ultimo (o primo) della Grande Muraglia: oltre questo confine, si estendeva la terra dei barbari, il deserto del Taklamakan.

 

Lanzhou, capoluogo della provincia del Gansu, ci accoglie il giorno seguente: la città è posta sul fiume Giallo ed era conosciuta anche come la Città Dorata, per i proficui commerci che vi fiorivano nei secoli scorsi grazie alla sua posizione lungo la Via della Seta.

 

Dopo averci lasciato alle spalle Lanzhou, facciamo tappa verso Xi’an, città famosa in tutto il mondo per l’Esercito di Terracotta, la monumentale armata posta a guardia della tomba del primo imperatore cinese Qin Shihuangdi e scoperta per caso nel 1976. Il centro storico della città con le sue possenti mura è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Dopo aver visitato la città, il giorno seguente veniamo accolti dal Vicegovernatore della Provincia dello Shaanxi e, per l’occasione, riceviamo la visita del Vicepresidente della Provincia di Treviso, Dr. Zambon. La Provincia di Treviso è infatti gemellata con questa provincia cinese da oltre vent’anni.

 

Si riparte da Xi’an e si fa rotta verso Luoyang, famosa per le grotte di Longmen, altro sito buddista di eccezionale bellezza.

 

Ed eccoci pronti a partire per la nostra ultima meta, Pechino: servirebbe un permesso speciale per arrivare fino a piazza Tian’anmen con il nostro bus, ma ci proviamo lo stesso: il valore simbolico dell’arrivo a Tian’anmen è troppo alto per non provarci. Verso le 19 del 26 agosto il bus di Ostrega! arriva a Piazza Tian’anmen, il cuore di Pechino: siamo il primo bus italiano a compiere questa impresa. L’emozione, dopo quasi due anni di lavoro, è molto forte: ce l’abbiamo fatta. Il resto delle giornate pechinesi viene trascorso nella visita della città e dei dintorni: Pechino offre alcuni dei siti più interessanti della Cina, la Città Probita, il Tempio del Cielo, il Tempio del Lama, solo per citarne alcuni.

Nelle sue vicinanze è possibile visitare anche la Grande Muraglia. Venerdì 28 agosto è la giornata dedicata agli incontri: in mattinata una delegazione di Ostrega! viene ricevuta dall’ambasciatore d’Italia Dr. Sessa per poi recarsi ad incontrare gli studenti della Shoudu University e presentare loro il progetto.

Nel pomeriggio, presso il centro commerciale Piazza Italia, viene sostenuta la presentazione finale del progetto ed alcuni incontri bilaterali con delle aziende cinesi contattare dalla Camera di Commercio Italiana a Pechino. Lunedì 31 agosto, i ragazzi s’imbarcano sull’aereo che li ricondurrà in Italia. Questa splendida avventura è terminata.